Recensione Album

Copertina Album

Artista: ZIST

Titolo: Noianoiser

Formato: LP

Anno: 2025

Etichetta: BE CRUEL RECORDS

Generi: Lo-Fi, Dark-folk

“Noianoiser” non si ascolta, si incontra. È un album che si manifesta come un’eco profonda proveniente da un sottopassaggio, o il brusio sinistro di un neon alla canna del gas. Frutto di registrazioni domestiche realizzate con strumentazione analogica di recupero — registratori a nastro e vecchi microfoni comprati al mercatino — questo lavoro si colloca in quel territorio liminale dove il low-fi smette di essere una scelta estetica e si fa condizione esistenziale. Qui, il difetto non è un limite: il fruscio, la distorsione accidentale e la voce che si spezza filtrano un’umanità che il digitale tende a cancellare.

ZIST, progetto solista di Riccardo Prianti (Weekend Martyr) dalla vocazione radicata nel do-it-yourself, costruisce con “Noianoiser” un paesaggio sonoro che si muove — in bilico tra il gioco e la disperazione — tra il freak folk psichedelico e un garage rock sbilenco e naif. Ma non si tratta solo di generi: è soprattutto una topografia dell’abbandono — urbano, certo, ma anche spirituale ed esistenziale. Le pareti scrostate dei palazzi diventano metafore di anime in disuso, e il rumore di fondo è il respiro che parla per chi resta. Per chi, come una donna di età indefinibile, scende le scale di un condominio grigio con due grossi sacchi bianchi tra le mani, e si ferma al bordo del marciapiede come se aspettasse un semaforo che non si accenderà mai. Cosa c’è in quei sacchi? Spazzatura, certo. Ma anche il peso di giorni accumulati, l’indifferenza delle finestre chiuse, il rumore di vite che passano senza rumore.

La voce baritonale di Prianti, profonda e malinconica, ricorda quella di un Nick Cave che ha perso la chiesa ma conserva il rito. La chitarra acustica, distorta dai mezzi di registrazione, si trasforma in un’arma di disturbo emotivo, mentre una drum machine scandisce il tempo come un orologio analogico in un mondo senza più ore. Il risultato è un dark folk contemporaneo, con echi di Johnny Cash ma anche dei Throbbing Gristle: una spiritualità laica che prega sotto i viadotti di periferia.

L’album si chiude con una rivisitazione noise di un brano dei Mirrors, storica band di Cleveland anni ’70 nota per il suo garage-rock psichedelico. Un omaggio, ma anche un passaggio di testimone da una generazione di outsider all’altra, attraverso il medesimo rifiuto del suono pulito, del successo, della normalizzazione. In “Noianoiser”, il rifiuto diventa forma. Il difetto, linguaggio.

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